Cavallo con orologio molle di Dalì, come una giostra

Un progetto di slancio internazionale, quello della stazione di Matera dell’architetto Stefano Boeri, anche se con un “trenino” quantomeno discutibile. Ad accompagnare il progetto, e rendere piazza della Visitazione più piacevole visti i cantieri ancora in corso, fino a qualche tempo fa ci pensavano un’altalena nuova di zecca e l’opera di Dalì.

Prendersi cura della natura, dei propri luoghi, dei beni comuni, vuol dire prendersi cura anche di sé stessi. A tutti piace camminare in una città, in un parco, in un bosco, e in generale in un’area ben presentata, curata e gestita. Spesso si è soliti dare la colpa alle istituzioni pubbliche per alcune situazioni di degrado, mentre poche volte ci si ferma a riflettere sulle piccole accortezze che si potrebbero prendere, per tutelare quello che si ha attorno e per rendere tutti i luoghi migliori.

L’altalena della stazione centrale è ormai solo un bel ricordo e il Cavallo con orologio molle viene utilizzato come fosse un cavallo a dondolo. Lo scorso 26 agosto, infatti, si è registrato un atto vandalico, nell’aria pubblica destinata ai più piccoli, provocando danni all’altalena che allietava proprio i bambini materani e anche quelli appena arrivati in città come turisti. La colpa, in questo caso, di chi è? Delle istituzioni che non hanno videosorvegliato la zona, oppure dei presumibili ragazzini poco educati e senza rispetto per il luogo in cui vivono?

La cosa ancora più allucinante è, invece, l’utilizzo che vien fatto della scultura Cavallo con orologio molle ideata da Salvador Dalì nel 1980. Da giugno di quest’anno con i suoi 3 metri di altezza l’opera domina la zona antistante della stazione, a simboleggiare un tema per Dalì onnipresente: il tempo che scorre e il suo peso nelle nostre azioni. Viaggiatori, passanti, turisti, dovrebbero pensare al passare del tempo, al proprio viaggio; allora in quale posto collocare l’opera, se non una stazione? Peccato che anche questa non se la stia vedendo proprio bene ultimamente… alcuni bambini sono stati visti cavalcare l’opera come fosse una giostra. Eppure, sul cartello descrittivo è chiaramente segnalato il divieto di danneggiarla e farne uso improprio; ma a quanto pare la voglia di “trasgressione” è più forte del rispetto dell’arte.

La possibile soluzione? No, non sono le telecamere perché non dev’essere la paura ad avere come conseguenza il rispetto, ma dev’essere l’educazione, la cultura, la conoscenza, a far sì che anche i più piccoli sappiano come comportarsi di fronte ad alcune opere, giostrine o sculture che siano.

E da chi imparano questi valori i bimbi?


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