Piccoli gesti di gentilezza: il buon esempio per i bambini

L’attenzione e il rispetto verso il prossimo, la cortesia, la cura, la disponibilità all’ascolto, la generosità, i sorrisi, tante pratiche che possono rendere meglio noi stessi e, ovviamente, anche gli altri. Ma da chi dovrebbero imparare la gentilezza i bambini, se son proprio gli adulti a dimenticare di porre attenzione ai piccoli gesti di altruismo?

Gentilezza, quella sconosciuta.

Insegnare le “buone maniere” è sicuramente quello che cerca di fare la gran parte dei genitori, ma non è in maniera forzata che si riesce a trasmettere il valore della gentilezza ai più piccoli (e non si parla di galateo). Parole come “grazie, per favore, prego, scusa, permesso“, non devono essere imposte, ma ascoltate e apprese in maniera naturale. Se quando chiamiamo un servizio-clienti non diciamo “grazie” a fine chiamata, come pretendere da un bimbo che dica “grazie”? Se quando entriamo in un negozio non salutiamo il personale, cosa farà il bambino, se non imitare quello che vede fare dalle persone a lui più care? Spesso, scambiare qualche parola gentile con qualcuno è visto come una perdita di tempo, bisogna fare sempre tutto di corsa: correre la mattina per portare il piccolo a scuola, correre per andare in ufficio, correre per andare a preparare il pranzo, correre per andare a riprendere il bimbo, correre per andare a fare compere, correre per portare il piccolo all’attività di svago pomeridiana… Oh no, la cena! Correre per preparare la cena, correre per portare il cane a fare la passeggiata, correre per andare a dormire, per poi risvegliarsi la mattina successiva e di nuovo il solito tran-tran. E chi ce l’ha il tempo di comprendere i bisogni di chi ci sta intorno e avere un comportamento empatico con il mondo!

Eppure, sono veramente piccole parole e piccoli gesti che portano armonia, benessere e amore nella giornata delle persone a cui ci si rivolge e anche nella propria. La gentilezza non dev’essere però rivolta “solo” alla propria cerchia ristretta di persone care, ma verso tutta l’umanità che ci circonda: dalla vecchietta in fila alle poste, al bambino di colore che non parla una parola di italiano. Solo così potremo andare incontro a un mondo più pacifico e felice.

Una simpatica idea che ha proposto in questi giorni Laura Argiolas – meglio conosciuta come LaughLau –  sui suoi canali social, va proprio in questa direzione; ad ispirarla, una nota frase: Praticate atti di gentilezza a casaccio ed atti di bellezza privi di senso. Quindi, con colori e penne alla mano, sarà possibile regalare un sorriso a qualcuno. Come? Colorando e ritagliando i tag disegnati da LaughLau (CLICCANDO QUI) e scrivendo sul retro un pensiero, una frase, una parola… e poi via, a sparpagliare in giro tutti i bigliettini, affinché qualcuno li possa scovare ed essere colpito da questa #gentilezzacolorata. Immaginate che stupore vedere un bigliettino addirittura stampato, colorato, ritagliato e scritto, appeso alla propria bicicletta o nella propria buca delle lettere! Per non parlare poi della felicità per i più piccoli, nel realizzare questo pensiero e fantasticare sul posto più “segreto” dove nasconderlo. Per seguire l’iniziativa, basterà cercare LaughLau sui suoi canali social e l’hashtag #gentilezzacolorata creato per l’occasione.

Riusciremo a ricavare un po’ di tempo per abbattere il muro dell’egoismo?


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