Raffreddore nei bambini: il parere della dottoressa

Con l’arrivo del freddo, i fazzoletti di carta diventano i nostri migliori amici. Rispetto agli adulti, i bambini devono fare ancora più spesso i conti con il fantomatico nemico: il raffreddore; la parola “moccioso” deriva proprio dalla consuetudine dei più piccoli nell’avere il naso sporco di “moccio”, a causa dei ripetuti raffreddori da cui vengono colpiti. Insieme alla dottoressa Angela Gaudiano, medico in formazione CFSMG, cerchiamo di capire qualcosa in più e di fare tesoro dei suoi consigli.

Come mai i bambini vengono colpiti maggiormente dal raffreddore?

«Siamo tutti esposti alla possibilità di contagio, ma in particolar modo lo è chi frequenta luoghi affollati. I primi fra tutti, sono i bambini perché hanno contatti molto ravvicinati con i coetanei (scuole, palestre, ecc.), portano frequentemente le mani, giocattoli e oggetti vari alla bocca e sono anche meno predisposti ad effettuare un’accurata igiene delle mani».

Ma alla fin dei conti, cos’è il raffreddore?

«Il raffreddore è una patologia di origine virale altamente diffusa, soprattutto nelle stagioni fredde. Il contagio avviene in modo diretto o indiretto: il rhinovirus, il più frequente fra i virus responsabili dell’insorgenza del raffreddore, si replica all’interno delle mucose nasali e da queste, attraverso starnuti, tosse o anche semplicemente con il parlato, passa in forma diretta al soggetto vicino; e c’è anche la trasmissione indiretta poiché manipolare gli oggetti toccati dal soggetto raffreddato possono essere contaminati ed essere responsabili della trasmissione. La maggiore incidenza di malattia si verifica nel periodo in cui i primi meccanismi di difesa dell’ospite (le cellule del naso e della faringe capaci di produrre muco per intrappolare i patogeni ed eliminarli), vengono modificati dai cambiamenti di temperatura e dall’aria secca. Certamente, l’immunità naturale acquisita dal pregresso contatto con lo stesso virus o con uno strettamente correlato, ci protegge dal contagio».

Come si manifesta il raffreddore?

«La sintomatologia è rappresentata da starnuti, tosse, dolore alla gola, sensazione di malessere generale e di congestione nasale, ed è più accentuata nei bambini e in loro ha una maggiore durata. Questa patologia che ha una guarigione “spontanea”, si risolve negli adulti nel giro di una settimana circa, mentre nei bambini si possono continuare a manifestare i sintomi anche fino a due settimane dopo la prima manifestazione».

Per i neonati, invece, com’è la situazione?

«Anche per i neonati il raffreddore non rappresenta un grosso problema, in alcuni casi però febbre elevata, otalgia accompagnata da pianto inconsolabile, dolore toracico, irritabilità, devono far pensare all’insorgere di una complicanza (otiti, bronchioliti ecc.) che necessitano di un approccio terapeutico differente. È buona abitudine quindi aiutare il neonato – e stesso discorso vale anche per i bambini più grandicelli – con lavaggi nasali di acqua fisiologica, idratarlo ed evitare ambienti domestici troppo secchi. Essendo ad eziologia virale, questa patologia non richiede in nessun caso l’utilizzo di antibiotici (sarà il medico a prescriverlo in caso di un’eventuale sovrainfezione batterica); la risoluzione sarà spontanea e ci si potrà aiutare con terapie sintomatologiche: paracetamolo per i dolori muscolari e la cefalea, ibuprofene, terapie decongestionanti nasali».

Le migliori accortezze per evitare di contrarre il raffreddore?

«Il miglior modo per evitare il raffreddore, o quantomeno ridurre al minimo il rischio di contagio, è la prevenzione: lavare spesso e accuratamente le mani può aiutarci a combatterne la trasmissione».


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