JoJo Rabbit

Il 27 gennaio di ogni anno vengono ricordate le vittime dell’Olocausto: tra i 15 e i 17 milioni di persone. Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, perché Ii 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche sfondavano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e si scopriva il significato della parola Shoah.

In questi giorni nelle sale cinematografiche è uscito un film “JoJo Rabbit” che si inserisce bene in questo contesto, ma con uno sguardo ironico e graffiante su un pagina di storia così triste. Il protagonista è un bambino di dieci anni (Jo Jo) fanatico nazista e seguace del Fuhrer, che addirittura idealizza in un’amicizia immaginaria a cui chiede spesso consigli. Un Adolf Hitler un po’ strampalato e buffo. Jo Jo, dal canto suo, è un bambino molto insicuro tanto da venire soprannominato il “coniglio”, per la sua spiccata sensibilità che non si addice per niente al “perfetto soldato del Reich”. Quando scopre che sua mamma nasconde in casa una ragazzina ebrea, Elsa, iniziano a nascere migliaia di dubbi per Jo Jo. E gli ebrei da essere “demoni che amano il denaro”, iniziano a diventare poco per volta degli essere umani…

Lontano da tutti i film a cui siamo abituati sul nazismo, vedere “JoJo Rabbit” vuol dire conoscere quello che succedeva nella testa dei bambini innocenti e facilmente plasmabili all’epoca. Con una narrazione leggera, ironica e brillante, ma mai banale possiamo osare un parallelismo con quello che succede ancora oggi nelle nuove generazioni, che spesso inneggiano ideologie orribili, senza aver realmente conosciuto e toccato i drammi e il terrore. Il nazismo, infatti, attirava i giovani con la seduzione e con il fascino e Adolf Hitler veniva acclamato come una star. Il film, infatti, con una forte carica simbolica, inizia con il Fuhrer acclamato dalle grandi folle con la canzone “Komm, Gib Mir Deine Hand”, la versione tedesca di “I Want To Hold Your Hand” dei Beatles. Un cast d’eccezione e un regista/attore geniale: Taika Waititi.

Adatto a tutta la famiglia, bambini compresi.


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