Scuola dell’obbligo dai 3 anni?

Che ci siano delle novità in arrivo in ambito scolastico? Questo è quanto sembrerebbe dopo l’intervista rilasciata dalla viceministra Anna Ascani a “Il Messaggero”. L’età dell’obbligo scolastico, che ad oggi parte dai 6 anni, potrebbe abbassarsi all’età di 3 anni. Parliamo quindi del primo passo dei bimbi verso il mondo della società intera e non solo la cerchia ristretta della famiglia. L’asilo (se il bimbo non ha frequentato il nido) è la prima esperienza che si compie senza i genitori ed è compito dell’adulto (famiglia e Stato) sapergli indicargli la giusta strada e potergliela garantire, a questo punto.

Quindi, si parla di una riforma da poco dato che in Italia, la scuola materna statale non è garantita a tutti, resta fuori il 5% di bambini: o perché non rientrano nei posti disponibili o per una scelta educativa dei genitori. A questa percentuale vanno sommati tutti quei piccoli alunni che si rivolgono alle scuole private e paritarie. Nella scuola materna statale sono iscritti oltre 900mila bambini, in quella paritarie sono ben 524mila. Quindi, la grande novità è che tutti i bambini avrebbero la possibilità di andare all’asilo pubblico nella stessa maniera.

Alla viceministra però non piace parlare di “dovere”, piuttosto ha specificato: «Un diritto da garantire: il diritto dei bambini ad andare a scuola a 3 anni, a poter accedere a questo primo step della formazione e dell’educazione. È noto che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo». In questa maniera, anche le famiglie che vivono in situazioni sociali disagiate potranno iscrivere i proprio bambini all’asilo, dato che son proprio queste famiglie oggi a non iscrivere i piccoli. L’intenzione è far partire l’obbligo entro la fine della legislatura, per il 2023.

Sul tema soldi Anna Ascani ha così commentato: «Le scuole paritarie, che oggi garantiscono una buona parte del servizio senza le quali mezzo milione di bambini resterebbe a casa, non resteranno escluse: hanno un’attività molto presente e ben radicata sul territorio e si trovano soprattutto in quelle aree dove mancano le strutture pubbliche, quindi la loro presenza è strategica. L’idea è quella di attivare convenzioni come già accade per gli asili nido nei singoli comuni». Chiaramente se questa idea va in porto bisognerà anche provvedere a un aumento degli organici e del personale Ata.

Attendiamo nuove, vi terremo aggiornati #paroladicucù.

Foto di http://www.uppa.it


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