Il coronavirus spiegato ai bambini

Non si può ignorare quello che sta succedendo e tantomeno possiamo nasconderlo ai bambini che, spesso e volentieri, hanno orecchie e occhi più “grandi” degli adulti.

Tendenzialmente è sempre molto importante quello che l’adulto trasmette al bambino, quindi è sempre bene evitare il panico, l’ansia e la tensione, che altrimenti anche il bambino prenderà come atteggiamenti da seguire, con una serie infinita di complicanze, capricci e stati mentali difficili da controllare. Lo psicoterapeuta dell’età evolutiva di Milano, Alberto Pellai, ha infatti scritto sul Corriere della Sera una lettera rivolta ai bambini per tranquillizzarli sul coronavirus: «È un virus. È così piccolo che lo si può vedere solo in laboratori speciali con microscopi speciali. Ecco perché ci spaventa tanto. Perché è invisibile a occhio nudo. Da sempre noi esseri viventi abbiamo paura di ciò che ci può fare male e che non si può vedere».

Soprattutto i bambini un po’ più grandi si sono già fatti un’idea, quindi è bene capire quello che già hanno recepito come informazione e capire come la stanno vivendo. Sicuramente lo stato d’animo predominante è la paura. Quindi cosa fare? Il consiglio è quello di ampliare le conoscenze e soprattutto capire cosa per il bambino è una minaccia e cosa effettivamente gli fa paura. Occorre quindi fare chiarezza e accettare le sue paure, senza mai ridicolizzarle.

In questo ci aiuta sempre Pellai: «La malattia prodotta dal coronavirus è simile ad un’influenza. Fa tossire, starnutire, dà febbre. In molte persone il virus non produce nemmeno questi sintomi. Solo pochissime persone si ammalano con sintomi molto più gravi, come la polmonite. Ad oggi, il 2% delle persone affette dal virus è morto. Vuol dire che di tutti gli ammalati, muore, purtroppo, una persona su 50. E sappi che tra i malati non ci sono praticamente bambini. Ovvero, sembra che chi ha la tua età, ha una capacità naturale di resistere all’attacco del virus. Che, quindi, per i bambini non rappresenta una reale minaccia».

Questo servirà prima di tutto a identificare, nella confusione generale, il problema per poi passare alla condivisione, quindi poi sarà il turno dell’adulto nel mettere a nudo le sue paure e non far sentire il bambino solo. Si può anche ricordare insieme un episodio, in cui di nuovo c’è stata la paura di mezzo e come si è usciti fuori da quello stato d’animo e come si è riusciti a superare quella determinata situazione. Inoltre, importante sarà incanalare le energie in altre cose, altri passatempi, soprattutto disegnare. Grazie al disegno si può vedere come il bambino stia vivendo il momento e mettendolo sul foglio riuscirà a prendere la distanza dalla paura e padroneggiarla come vuole, disegnandola appunto come preferisce.

Infine, come conclude Alberto Pallai: «Un esercito infinito di milioni di uomini e donne – medici, ricercatori, scienziati, infermieri, forze dell’ordine – contro un invisibile microscopico virus. Ce la faremo, vedrai, ce la faremo».

Foto di https://www.huffingtonpost.it/


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